jeudi 6 avril 2017

Lazzaro, vieni fuori! - Gv.11,1-45


Betania. Ci si arriva uscendo dalla vecchia Gerusalemme, attraverso i polverosi sentieri che solcano i poderi coltivati ad ulivo del Monte degli Ulivi. Tre chilometri appena, per incontrare Lazzaro, Marta e Maria. Per chi ama Gesù, Betania è un nome fortemente evocativo.

A Betania, dai suoi tre amici, Gesù si rifugiava spesso quando si sentiva stanco  e scoraggiato per rifarsi  fisicamente e interiormente; per  trovare un angolo di pace e di serenità;  per trovare un po’d’affetto e di calore. Che mistero, questo luogo! Ci fa scoprire e toccare da vicino la ricca  umanità di Gesù che ama l'amicizia, che resta lunghe ore, dopo cena, a parlare con i tre fratelli. Gesù si manifesta qui qui in tutta la sua dimensione umana! Com’è  piace questo aspetto di Gesù che ha bisogno di parlare dei suoi stati d’animo, della sua missione, del suo cammino, delle resistenze che incontra, dei sui problemi. É così umano ! É cosi vicino a noi !

E proprio su questio nido di pace si abbatte la tragedia, creando una pagina all'apparenza drammatica, eppure soffusa di una fede che tiene il fiato sospeso; una pagina che ci svela un altro aspetto del volto di Dio. Lazzaro muore.  Il trambusto è grande, c'è molta gente perchè  i nostri amici sono conosciuti e stimati. Sapendo che finalmente arriva il Maestro, Marta prima e poi Maria, escono di casa e gli vanno incontro. Lazzaro è morto e Gesù era lontano!

Non succede così anche a noi, a volte? Siamo nella sofferenza più cupa, e Gesù è lontano. Eppure le sorelle non disperano, sono piene di fiducia  E qui l'inaudito accade. Gesù prima si commuove, poi scoppia in lacrime. Piange. Questo pianto di Gesù ci tocca il cuore e ci sorprende nel medesimo tempo; frantuma i pregiudizi, ci rivela  qualcosa di sorprendente sul conto di Dio. Per l’evangelista Giovanni infatti, Gesù è la  presenza di Dio , la rivelazione di Dio in mezzo agli uomini. Mostrando Gesù che piange, è come se ci presentasse Dio che piange davanti al nostro dolore. Qui siamo ben lontani da quell’ immagine di Dio avanzata in passato da una certa spiritualità cristiana in cui Dio era presentato come un essere che si compiace  nella sofferenza  umana; un Dio  che ha stabilito che gli uomini guadagnino la loro salvezza attraverso il dolore e la sofferenza.

Cerchiamo di ricordare quando soffriamo, quando siamo divorati dall’inquietudine e dall'angoscia,  ricordiamoci che Dio piange con noi. Ricordiamoci che Dio non sopporta di vederci soffrire. Potremmo anche noi obiettare, come i presuntuosi farisei: "Non poteva evitare che morisse?". No, Non è compito di Dio sopprimere il dolore e la morte. Preferisco un Dio che piange con me, ad un Dio che risolve i miei problemi. Dio piange perché ci ama, ed è ciò che conta; ed è ciò che ci deve confortare. Questa certezza del suo amore per me, è il regalo più prezioso che egli mi possa fare, perchè mi aiuta a passare attraverso le avversità, prove il dolore e la morte con il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore.



Infine quell'urlo, quel comando, quella profezia: "Lazzaro, vieni fuori!". Lazzaro rappresenta noi, siamo tutti noi. Ad ognuni di noi il Signore grida:“Vieni fuori dalla tua tomba, dalle tue tenebre. Vieni fuori da tutto ciò che di freddo e di buio abita in te. Vieni fuori dalle tue piccole sicurezze, dalle tue meschinerie; vieni fuori dai tuoi pregiudizi, dai tuoi modi di pensare terra a terra.”. Sì ! Veniamo fuori dalla tomba del nostro egoismo; non chiudiamoci in noi stessi; apriamoci a Dio e ai nostri fratelli. Non accettiamo di vivere come dei sepolti vivi. Veniamo fuori dalla nostra oscurità, andiamo verso la luce ... là fuori... dove  possiamo incontrare i nostri fratelli da aiutare ,da amare, da infiammare con l’ardore dello spirito di Dio che brucia dentro di noi e che ci fa vivere come delle creature nuove.

Lasciamoci allora raggiungere da Colui che è la presenza di Dio nel mondo; apriamoci, lasciamoci trasformare; lasciamo che lui ci infonda una nuova vita! Abbiamo il coraggio anche noi, come Marta e Maria, di credere che egli è la risurrezione e la vita.

La Pasqua è ormai alle porte: che la presenza del Signore anche quest'anno, ci aiuti a rinascere ad una vita sempre più nuova  e a sperimentare anche noi una certa risurrezione (interiore).




BM 

Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire